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Stili di comunicazione

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Stili di comunicazione

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Dom 05 Apr 2009, 20:15


Simone viveva in una famiglia allegra e numerosa.
Erano circa in trenta, tra cugini e cugine, ma su tutti aleggiava il carattere aspro e difficile della terribile zia Ester che, a ottantacinque anni, era un vero terrore per sorelle, nipoti e finanche per i loro figli.

Vent’anni prima il marito, poveretto, morendo, l’aveva lasciata erede di una considerevole fortuna e, la zia Ester forte di una intelligenza pronta che, nonostante l’età, non l’aveva mai abbandonata, non solo riusciva a imporsi sulle questioni familiari, ma telefonava di continuo a tutti e, nelle ore più impensate, chiedeva favori, insisteva per essere accompagnata di qua e di là, si lamentava che non le facevano visita e, quando ne aveva voglia, si autoinvitava per il pranzo.
Era evidente il suo bisogno affetto, ma il suo carattere metteva in fuga tutti quelli che avrebbero voluto avvicinarla.

Ma come reagivano i nipoti alle angherie della zia Ester?

Possiamo suddividere il comportamento dei nipoti in tre diverse categorie.

In una prima, numerosa categoria appartenevano coloro che assumevano un atteggiamento accondiscendente. Nonostante non sopportassero la zia e fossero stanchi delle sue eterne richieste, cercavano di barcamenarsi in una via di mezzo: non le dicevano mai apertamente un “no” ma inventavano pretesti per evitarla e la accontentavano solo quando venivano messi alle strette. Non le telefonavano mai, e spesso dimenticavano gli appuntamenti o arrivavano in ritardo.
Erano gli stessi che alle sue spalle si prendevano gioco di lei e, a volte, tentavano addirittura di sottrarle del danaro.
La zia, accorgendosi della loro indifferenza e sospettandone la disonestà, li ricambiava disprezzandoli.

L'atteggiamento adottato dai nipoti può essere definito “passivo” o anche “passivo aggressivo”, in quanto non si schieravano apertamente contro la zia, la evitavano o la subivano passivamente, e quando potevano non le risparmiavano frecciatine ironiche.

Un altro gruppo meno numeroso di cugini, invece, non solo non volevano contatti con la zia, ma non facevano nulla per nasconderlo. Apertamente scortesi e sgarbati erano subito pronti a manifestare la loro insofferenza e indifferenza alle sue richieste. Per cui Ester, rimanendone ferita, e con il caratterino che si ritrovava, ricambiava apertamente l’ostilità.
Come risultato tra la zia e questo gruppo di cugini era guerra aperta.

In questo caso l'atteggiamento dei cugini può essere definito “aggressivo”.

E infine c’era Simone.
Pur conoscendo bene la zia non solo la vedeva di frequente, ma anche volentieri. Per lei provava un autentico affetto, e le faceva molti favori, la zia ricambiava teneramente il suo affetto, lo riempiva di premure e con lui era dolce e gentile.

Ma cosa contraddistingueva Simone dagli altri? Qual era l’atteggiamento che gli aveva permesso di instaurare l’ottimo rapporto con una persona ostica come la zia?

Simone aveva naturalmente scoperto la comunicazione emotiva non violenta. Che viene definita “assertiva”.
L’unica che permette di dare e ricevere, nel rispetto dei propri limiti e del bisogno degli altri.

Ma in cosa consiste la comunicazione assertiva? E come si manifesta?


continua
Dott. Assunta Paliotti


Ultima modifica di Tina il Mer 30 Dic 2009, 17:59, modificato 2 volte
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Dott. A. Paliotti

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Re: Stili di comunicazione

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Mer 30 Dic 2009, 17:52



Ed ecco i più comuni stili di comunicazione.

Lo stile aggressivo

Il presupposto su cui si basa il comportamento aggressivo è quello della ridotta considerazione del bisogno dell'altro; è basato sull’egocentrismo e una malintesa, eccessiva, autostima.

La comunicazione aggressiva si basa su un "gioco a somma zero" (solo uno dei due può vincere, se io vinco tu perdi). Vi è quindi un marcata tendenza a voler valere sull'altro, a condizionarne - o manipolarne - i comportamenti.

Generalmente l’aggressivo si manifesta tale per acquisire un potere sociale - ricevere conferme ed influenzare gli altri - apparire forte, incutere soggezione.

Ma spesso la volontà di apparire forte, è quasi una necessità perché nasconde una fondamentale insicurezza o timidezza.

Ecco alcuni dei comportamenti tipici dello stile aggressivo:

- comandare, imporre la leadership in un gruppo
- non mettere in discussione in proprio modo di vedere
- sminuire i meriti altrui
- criticare, emettere sentenze
- interrompere, non lasciare esprimere
- essere violenti

Spesso è abbastanza semplice individuare dei comportamenti aggressivi; ma in alcune persone e circostanze l'aggressività può essere celata da apparenti atteggiamenti passivi o assertivi.

Si distingue inoltre un atteggiamento aggressivo diretto e uno aggressivo indiretto:

Comportamento aggressivo diretto

Risulta quando un individuo usa un alto grado di schiettezza avendo poca considerazione per i pensieri e i sentimenti degli altri.
Il classico comportamento prepotente, energico, accentratore.
Una persona che è aggressivamente ostile può essere molto offensiva, minacciosa e autoritaria.

Comportamento aggressivo indiretto:
Risulta quando un individuo non ha sicurezza in se stesso e non esprime i propri sentimenti, ma contemporaneamente non è disponibile e non tiene in conto le esigenze delle altre persone.

Una persona che adotta un atteggiamento aggressivo indiretto trova vie sotterranee per trasmettere le sue reazioni e sentimenti.

Lo stile passivo

Lo stile passivo ha il seguente presupposto implicito: io sono meno importante agli altri - o voglio manifestarmi come tale.

Il passivo tende ad imitare e conformarsi agli altri, a lasciarsi condizionare, ad evitare di prendere decisioni.

Nei contenuti della comunicazione, il protagonista è l’altro, a cui va la maggior parte dell’attenzione.
Chi adotta uno stile passivo ha la necessità di essere accettato o di evitare di essere oggetto di aggressività da parte degli altri, o anche di essere coinvolto in un conflitto.
Ll'atteggiamento passivo può derivare anche dalla mancata conoscenza dei propri diritti, che spesso induce ad accettare supinamente ciò che gli altri dettano; o ancora da un sentimento di inadeguatezza.

Ecco alcuni comportamenti passivi:

- lasciare che altri decidano
- accettare le decisioni altrui per evitare lo scontro
- non assumersi dei rischi
- stare in disparte
- dare ragione al più forte
- cercare l’approvazione altrui
- non reagire alle critiche
- e altri simili

Spesso è semplice individuare comportamenti passivi, ma è in genere più complesso comprenderne le motivazioni. Accade che la persona passiva sia vista con disprezzo, quasi come una persona di serie B che non è in grado di far valere òe proprie opinioni.
Ma occorre evitare di emettere gudizi affrettati. Le persone passive di frequente hanno dei vissuti particolari per cui il loro stile di comunicazione si è strutturato in epoche infantili in reazione all'ambiente circostante e magari non avrebbero potuto reagire altrimenti.

Lo stile assertivo

L’assertività prende le distanze dai comportamenti aggressivi e da quelli passivi; il desiderio di collaborare, di generare valore per tutti gli interlocutori, è ciò che caratterizza lo stile assertivo.

In genere, una comunicazione assertiva avviene quando si pone sullo stesso piano se stesso e l’interlocutore, nella ricerca di vantaggi per entrambi in un’ottica di collaborazione.

La persona assertiva quindi ricerca vantaggi per tutti gli interlocutori perché ha appeso, oppure naturalmente intuisce che con un atteggiamento di collaborazione si attivavo tutte le risorse con risultati efficaci per tutti.

Lo stile assertivo si distingue anche per la propositività e la progettualità futura comune.

Chi manifesta comportamenti assertivi manifesta stima dell'altro senza peraltro sentire sminuire la propria autostima.


Comportamenti tipici dell’assertività sono:

- ascoltare attivamente, chiedere, approfondire
- assumersi le proprie responsabilità
- approfondire la conoscenza dei bisogni altrui, senza sottovalutare i propri
- esprimersi liberamente (opinioni, emozioni, ecc.)
- saper rifiutare
- proporre
- ammettere i propri errori e saper accettare critiche.

Per assumere un comportamento assertivo è necessaria una buona stima di sé.
L’autostima infatti consente l'ascolto attento dell'altro, delle sue proposte e dei suoi bisogni che verranno integrati con i propri in progetto comune.

La mancanza di stima di sé invece può determinare un ascolto passivo, teso a registrare in modo acritico le proposte dell'altro, o un ascolto distratto dai propri stati emotivi, o anche reazioni aggressive di negazione e prevaricazione.
In questi casi, i risultati della comunicazione, in qualsiasi campo essa si svolge, non possono mai essere di un elevato livello, e avranno delle ripercussioni quindi su qualsiasi sia l'intento comune.

La comunicazione assertiva parte dal concetto di uguaglianza, di considerazione per l'altro al pari di sé, della lucidità di identificare un progetto comune che determini un buon risultato per tutti.

Non è facile ma non è impossibile.
Ognuno di noi può assumere dei comportamenti sbagliati, ma con una giusta attenzione si possono modificare.

La ricerca esclusiva del proprio interesse, come nel caso degli atteggiamenti prepotenti, o la negazione assoluta di sé, come nel caso degli atteggiamenti passivi, rendono le possibilità di riuscita, sia affettiva, economica o sociale, ridotta rispetto alla possibilità della collaborazione e della giusta valutazione di sé e dell'altro.


Dott. Assunta Paliotti


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