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Saviano ieri sera da Fazio in TV

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Saviano ieri sera da Fazio in TV

Messaggio Da Admin il Gio 26 Mar 2009, 15:02

Mentre ci fanno assistere ogni sera allo spettacolo delle lotte politiche, dove si scontrano ed esaltano le differenze tra la destra e la sinistra ecco finalmente ieri in tv la verità.

La verità è che stiamo in mano a camorra e malaffare.
La verità è che non si sa dove si colloca il confine tra lecito e illecito. E che la violenza e la prevaricazione fanno parte di un cultura tipica del mondo delinquenziale che, infiltrata nel senso comune, distorce i criteri di valutazione dei valori, e propone il messaggio implicito che chi prevarica è uno in gamba, uno che ci sa fare, uno buono.

Saviano ieri ci parlava del potere della diffamazione, arma utilizzata dai camorristi per denigrare le proprie vittime. Un messaggio trasmesso allo scopo di far credere che si ammazzano sempre tra di loro, tra "fetienti", e salvare quindi le coscienze della gente, di quelli che a stento danno un'occhiata ai titoli di giornale perché - ce lo hanno insegnato sin da piccoli! - che le lotte e gli assassini di camorra non ci riguardano, che sono guerre tra clan, e... finché si ammazzano tra di loro... a noi sta pure bene.
E quindi nulla ci possiamo, né ci vogliamo fare.

Ma non sappiamo che si tace su vittime innocenti, che su di loro è calato l'ombra del sospetto, della diffamazione, vanificandone il coraggio.
E invece Saviano urla come può a risvegliare i nostri sonni tranquilli, noi che da sempre ci lamentiamo di questo stato di cose, di fatto, di un diritto che non esiste, ed è un lamento senza voce perché arresi a una realtà che ci hanno fatto credere immutabile.

E Saviamo invece incita ad agire, noi come lui, insieme e compatti, perché un poveraccio che urla lo fanno fuori e non fa neanche notizia, mentre il risveglio delle masse crea una forza immane che ha potere di combattere, rifiutando e denunciando il malaffare che collude sempre più con le istituzioni. Perché pure se sei pulito e non ti vuoi mischiare e vuoi mettere le cose a posto... alla fine soccombi perché da solo non ce la fai, che non sei nessuno.
E così si vive su due livelli: i normali che rispettono le regole e sono sanzionati se sbagliano, e i delinquenti, quelli della terra di nessuno, che indisturbati violano tutte le leggi grazie ad una impunità implicita che li rende invulnerabili.
Fintanto che non li ammazzano.

E poi Saviano denuncia i traffici malavitosi, che oltre il meridione, si estondono a livello nazionale e oltre, e restano ben nascosti dietro la rispettabilità di imprenditori abili e collusi che tanto si arricchiscono finché non sbagliano, che magari anche loro non sanno che non hanno scelta: o incrementano gli affari o muoiono.

E denuncia Saviano soprattutto il potere della parola, una parola che oggi è al servizio dei criminali che trasmette nei titoli dei giornali, il messaggio implicito di rispetto al malavitoso: si stima il delinquente, mentre si tace o si diffamano le vittime.
E denuncia ancora la violenza sui bambini, in prima fila a vedere lo spettacolo del morto ammazzato, gli stessi magari che a 13 anni sono i corrieri della camorra e a 15 iniziano a fare rapine, e che non arrivano a 30 che te li ritrovi in una bara.

E poi Saviano ricorda gli innocenti: Salvatore Nuvoletta, colpevole di essere carabiniere e di avere un cognome che riporta a cosche malavitose, ammazzato a 20 anni e diffamato; e ricorda don Peppe Diana e la sua lotta alla malavita, ammazzato e diffamato.
Vittime che non fanno notizia, i cui nomi si infangano per non farne degli eroi e generare un modello che potrebbe essere seguito da qualcun altro.

E Saviano parla…lui, unico e solo, da tre anni sotto scorta ché i carabinieri sono diventati la sua famiglia, mentre tutti gli altri lo hanno allontanato come un appestato. Ma lui denuncia e ha coraggio, il coraggio di rinunciare alla sua vita, per rincorrere un ideale che ti da più senso di una pizza con gli amici, quegli stessi che impauriti sono fuggiti.

La camorra è come un cancro, che ammala territorio e abitanti, che ammazza le idee sane di giovani che potrebbero portare innovazione e ricchezza a un territorio che è terra di nessuno, no anzi, che è terra bruciata e non solo dai fuochi dei rifiuti tossici, quelli che fanno morire i bambini prima dei due anni, ma bruciata a qualsivoglia possibilità di ricavarne un benessere, agricolo, ambientale comerciale... umano.

Tina
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