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Sulla compulsione a spendere, la crisi economica e la social card

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Sulla compulsione a spendere, la crisi economica e la social card

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Gio 27 Nov 2008, 15:56

Siamo sotto Natale e c’è crisi finanziaria.
Una crisi che l’uomo comune non comprende molto bene. Si sa solo che da più parti arriva l’invito ad acquistare. A far girare la moneta. I soldi non ci sono ma occorre spenderli. Mah!
Stamattina ero per strada, tra i negozi pieni di aggeggini per il Natale e guardavo le facce della gente. La gente è preoccupata. Sta per venire Natale e c’è crisi finanziaria. Da più parti arriva l’invito a non interrompere gli acquisti, a far girare la moneta. Chissà quale però, di moneta, visto che, ogni giorno che passa, l’euro perde il potere di acquisto.
Mi guardo in giro, non ho voglia di comprare nulla, e per Natale decido:
Quest’anno regali a nessuno!
Ogni anno penso di dare una motivazione diversa al Natale, a offrire un dono a chi si trova in effettiva necessità, ma raccolgo solo dissenso da chi mi sta intorno.
Ma quest’anno sono decisa. Neanche quei regali di dovere che quando non li fai, senti che hai fatto una figura di niente.
Quest’anno solo un biglietto di auguri.
La gente è triste perché non può comprare, non può spendere.
Accade a tanti, forse a tutti. Quante volte l’ho sentito:
Mi sentivo un po’ giù, sono uscita e ho comprato questo o quello…
E l’umore migliora.
Ed è da questo presupposto che in effetti trae origine la società dei consumi. Ognuno cerca di essere più bello e più ricco.
È un modo per dire. Vedete? Io sono! Io esisto! Sono forte, bello e importante! Perché ho comprato questo e indosso quest’altro…
E quando gli altri ti vedono importante, perché hai la macchina nuova o il giubbino di marca, ti senti importante per davvero! Perché ci si identifica, ci si specchia, con l’immagine che gli altri hanno di noi.
Una fregatura.
Perché spesso noi non abbiamo neanche idea di chi realmente siamo, quali sono i nostri bisogni reali e che il benessere e la serenità si ottengono solo nel realizzare se stessi e i propri talenti.
Ma questo è un altro discorso.
La verità è che si consuma per sopperire a delle angosce profonde, per compensare quel senso di vuoto che è l’origine al malessere che ci si porta dietro.
Spesso determinato dalla mancanza di un vero significato e di senso, e i giorni trascorrono alla perenne ricerca di chissà cosa.
E quindi si continua a ricercare il proprio senso nell’acquisto di cose… nell’apparire. E per fare tutto ciò si ha bisogno di soldi.
Io in verità questa crisi finanziaria la sto vedendo come una benedizione.
Qualcosa sta cambiando e spero che cambi per il meglio, ma credo sia opportuna l’attenzione un po’ di tutti per cercare di farla andare avanti nel verso giusto.
A me in fondo non stava affatto bene la società com’era strutturata prima.
L’uomo comune, quello che esce al mattino e torna la sera, o il pensionato che fa i conti con i centesimi della propria pensione e arriva a fine mese mangiando solo pastina, non sa di quanto si siano potuti arricchire gli speculatori finanziari negli ultimi anni, non ne hanno proprio idea!
Ascoltano il telegiornale e sentono che c’è crisi. E che bisogna spendere. Ma cosa?
Ora è arrivata la Social Card. La carta dei poveri. 40 euro al mese per aiutare 1 milione e 300mila persone che vivono nell’indigenza.
Si sono fatti i conti, con 40 euro è possibile comprare pane e latte magari. E ci basta per sopravvivere. Cosa vogliono di più?
Ma la vera questione è un’altra. A me sta Social Card puzza un po’ di discriminazione. Di un divario, che si apre sempre più, tra ricchi e poveri. Concetti che appartengono al passato. Ultimamente nessuno si sentiva povero, anche se faticava ad andare avanti. Oggi invece su queste persone ci mettono il timbro.
Sei povero!
E da sempre il povero è stato un cittadino di serie B.
Già immagino, nelle scuole, i discorsi tra bambini:
Quello tiene la carta dei poveri…
Io se ne avessi diritto la rifiuterei. Per dignità, perché mi sembra una presa in giro, perché con 40 euro si fa la spesa per due giorni. Perché sento che c’è uno stato che vuol creare il terrore tra la gente.
E la paura, si sa, fa gioco a chi governa.
Ci tiene tutti buoni, buoni.
E allora cosa si può fare? Come rimediare?
Ci sono quindi due questioni a cui porre rimedio oggi.: la compulsione, la mania degli acquisti e il giusto atteggiamento nei confronti di questa crisi.
La crisi può essere una soluzione ad un malessere psicologico generalizzato che ci vedeva in passato spender soldi senza motivo. Tutti drogati, dipendenti dal desiderio di spendere. Si comprava un oggetto e si era felice, giusto il tempo di tornare a casa, o al massimo il giorno dopo e… stop. Altra insoddisfazione e altro desiderio… e: cosa spendo oggi per stare meglio?
I negozi oggi sono pieni di roba inutile, cose che non migliorano la qualità della vita – come potrebbe essere un buon materasso comodo, un cappotto o una stufa.
Ma tutti oggettini che costano una cifra e non servono a nulla.
E quindi, ora che è giunto finalmente il momento di dover, per forza di cose, farci i conti in tasca, perché non cerchiamo di scoprire il vero senso di noi stessi, e di come ottenere delle gratificazioni che durano più di ventiquatt’ore?
Per quanto riguarda poi l’invito a far girare i soldi.. io non l’ascolterei proprio.
È un concetto da miliardari e la gente comune non può permetterselo.
I soldi servono per acquistare dei beni primari e non buttarli dalla finestra per acquisti inutili o per regali che magari neanche vengono graditi.
Io consiglierei di far passare la voce che quest’anno… niente regali!
E per chi ha la tredicesima – che in genere come te la danno te la levano perché hanno creato l’usanza dei doni – che se la conservasse per pagare le bollette o le scarpe di un figlio, o un atto di solidarietà nei confronti di chi davvero ne ha bisogno.
Ecco il vero senso della vita. La condivisione, la partecipazione, cercare di fare in modo di stare bene tutti… che non si trova tra le facce anonime con gli sguardi vacui di chi fa, per delle ore, la fila davanti ai negozi Hogan o Louis Vuitton.
Io con le scarpe Hogan non mi sento migliore. Solo un’idiota, perché ho speso un mare di soldi per un paio di scarpe mentre invece ne avrei potuto fare un uso più giusto, più sano. Che abbia davvero senso.
E per finire.. io non so come andrà a finire questa storia della carta di povertà, non so il vero significato che nasconde. Ma per contrastare il pericolo di ghettizzazione e di discriminazione, sarebbe opportuno far passare il messaggio:
Anche io sono povero! Perché essere povero è bello, è da eroe!
Perché è da persona onesta.
La maggior parte di chi ha tanti soldi di certo non se li è fatti onestamente - e ora vive nella paura di perderli. Chi ha molto potere deve giungere a compromessi con la propria coscienza.
Magari se ci comportassimo tutti per davvero come poveri, guardando all’essenza delle cose, si potrebbe finalmente ricominciare da capo..
Queste sono le mie idee. Ma mi auguro di poter leggere anche le opinioni di voi tutti.
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Dott. A. Paliotti

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