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La Metamedicina di Claudia Rainville (II parte . Come funziona la Metamedicina)

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La Metamedicina di Claudia Rainville (II parte . Come funziona la Metamedicina)

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Gio 18 Set 2008, 13:58

"Come funziona la Metamedicina?


La Metamedicina utilizza alcune chiavi che potrebbero essere paragonate a quelle matematiche. Quando impariamo la matematica, si impara dapprima l’addizione, poi la sottrazione, quindi la moltiplicazione ed infine la divisione: con questi mezzi possiamo arrivare fino alla matematica quantistica. Lo stesso è per la Metamedicina. All’inizio impariamo a trovare delle relazioni tra l’organo malato e ciò che sta vivendo la persona: Se, per esempio, una persona ha mal di gola, essendo la gola l’organo dell’espressione, noi potremo interrogare il soggetto per sapere se ha paura di dire qualcosa o di esprimersi.


La prima chiave interessa dunque l’organo malato e il suo ruolo o la sua funzione.

La seconda chiave prende in considerazione la manifestazione (il sintomo). Si tratta di un dolore, un’ustione, dei crampi, sanguinamenti, pruriti ecc …….


Prendiamo il caso di una persona che manifesta un eczema all’ orecchio, ed un’altra alle mani.

Consideriamo innanzitutto l’organo, ossia l’orecchio. Ci domanderemo: a cosa servono gli orecchi? Servono ad ascoltare ed a sentire.


Poi terremo conto del tipo di manifestazione che, in questo caso, è l’eczema. L’eczema colpisce la pelle dell’orecchio, non l’udito. La pelle è l’organo del toccare, pertanto essa riguarda i contatti. L’eczema è una manifestazione della perdita di contatto e si ritrova nei conflitti di separazione, per esempio la perdita di una persona molto cara. I bambini e gli adolescenti che presentano un eczema , molto spesso soffrono per l’assenza della madre che si allontana per andare a lavorare.


Alla persona affetta dall’eczema all’orecchio, potremmo porre questa domanda : E’ possibile che tu sia triste perchè hai perduto una persona che amavi?


Ho trattato molti casi di persone affette da eczema, ma ricordo in particolare il caso di una bambina, seguita da molti anni da un dermatologo per un problema di eczema agli orecchi, che non riusciva a guarire. Quando le ho fatto quella domanda, lei si è messa a piangere. Aveva manifestato quell’eczema subito dopo la morte del nonno al quale era molto attaccata. A lei piaceva molto ascoltare le favole che lui le raccontava. Dopo averla aiutata ad elaborare il lutto del nonno, il suo eczema è scomparso.


Per un eczema alle mani, non porremo la stessa domanda, poiché non facciamo con le mani quello che facciamo con gli orecchi. Che cosa si fa con le mani? Ci serviamo delle nostre mani per eseguire degli ordini, quindi per creare, giocare o lavorare. Siccome l’eczema ci avverte che ci sentiamo abbandonati, ci potremmo chiedere da chi o da che cosa ci sentiamo abbandonati. Ad una persona che manifesta questo problema potremmo chiedere: E’ possibile che tu fai un lavoro che non ti piace o vorresti fare altre cose? Ci si può sentire abbandonati da qualcuno, ma anche da ciò che desidereremmo fare.


Se sono i nostri piedi ad essere colpiti, è possibile che ci si senta separati dal luogo in cui vorremmo essere ?


E si potrebbe continuare così per ogni parte del corpo.


Ricordiamo dunque che l’organo e la manifestazione ci possono già dare una buona indicazione di quello che sta vivendo la persona.


La terza chiave riguarda la comparsa del sintomo o il momento in cui si sono manifestati i primi sintomi.


La domanda da porre è chiara : « quando sono cominciati i disturbi?


Che cosa è successo nella vita di questa persona, prima che si manifestassero i primi sintomi?

Potremo indagare per sapere se ha vissuto una situazione emozionale o un sentimento particolare.

E’ importantissimo aiutare la persona a dare un nome al suo sentimento o alle sue emozioni. Per esempio, una donna ha dolori alle spalle da un bel po’ di tempo, ma non sa esattamente da quando.


Le spalle rappresentano la capacità di portare dei carichi. Il dolore che si manifesta è spesso associato alla paura o ad un senso di colpa. E’ possibile che questa persona, invece di affidare ai suoi cari la loro parte di responsabilità, si carichi lei di tutta la responsabilità per timore di perderli o di perdere il loro amore? E’ possibile che si senta caricata di un peso troppo pesante?

La quarta chiave riguarda i fenomeni di risonanza. Il sintomo si manifesta con discontinuità o in una situazione particolare o in un momento ben preciso, per esempio al mattino. Una persona mi ha scritto che voleva assolutamente capire la ragione di un’allergia che si manifestava con una secrezione nasale chiara, al mattino al risveglio, ma spariva durante la giornata.


Utilizzando le chiavi della Metamedicina, sapevo che il naso significa sia la vita, poiché noi inaliamo l’aria attraverso le narici, sia l’odorare, poichè è l’organo dell’odorato. La secrezione chiara depone per una tristezza poiché quando piangiamo osserviamo lo stesso fenomeno. Il mattino corrisponde alla nostra nascita.


La domanda che le ho posto è la seguente: c’è forse una grande tristezza che ti affligge in questo momento? In effetti, ogni risveglio mattutino le ricordava l’assenza del marito morto. Liberandosi di quella tristezza, si è liberata di quella che chiamava la sua “allergia”.


Si potrà anche verificare se questo disturbo si era già manifestato in passato. C’è stato un momento in cui questo disturbo è scomparso?


Una persona soffriva di psoriasi alle gambe e alle braccia, quando lavorava ma, durante le vacanze o durante le gravidanze la psoriasi scompariva completamente.


Che cosa viveva sul posto di lavoro che non viveva durante le vacanze o durante le gravidanze? Servendoci ancora delle chiavi della Metamedicina, constatiamo che le gambe servono ad andare avanti e le braccia a prendere. Inoltre, avendo interessato la pelle, intuiamo che ci dovevano essere dei conflitti nei suoi contatti. La psoriasi riguarda un doppio conflitto, innanzitutto quello di essere abbandonato e, se colpisce solo l’epidermide, il secondo conflitto può essere legato ad un senso di colpa. Se raggiunge anche il derma dovremmo indirizzare le nostre ricerche verso un senso di vergogna..


La domanda che le ho posto è stata la seguente « Credi di non essere compresa per quello che fai o addirittura pensi che sei tu a non essere OK?


Ritroviamo qui il doppio conflitto: quello di essere abbandonata dagli altri e di non sentirsi compresa in ciò che riceveva (le sua braccia) e nella strada che percorreva (le sue gambe) e il senso di colpa per non sentirsi abbastanza adeguata. Era esattamente quello che stava vivendo. Era molto sorpresa che con una semplice domanda avessi toccato nel segno.


La quinta chiave consiste nell’indagare se il disturbo o la malattia comporta dei vantaggi o una scappatoia per la persona colpita.


Anche se gli incidenti sono spesso legati ad un senso di colpa, un incidente o una malattia può essere ciò che serve ad una persona per fermarsi o per concedersi tutto il tempo di cui ha bisogno per se stessa o per fare qualcosa che desidera fare. E’ anche possibile che quell’incidente o quel disturbo le offra una scappatoia per sfuggire da una situazione alla quale non trova soluzione.


Un’ infermiera che soffriva di tendinite al braccio destro mi confidava che ogni volta che doveva incontrare il medico, il suo braccio le faceva male, così lei otteneva un prolungamento del suo congedo per malattia, e ciò le permetteva di seguire i corsi che non avrebbe potuto seguire se avesse lavorato.


La sesta chiave consiste nel ricercare se questo disturbo impedisce a questa persona di fare qualcosa. Se sono cose che le piacciono, come ballare, è possibile che nasconda un senso di colpa che le crea una forma di autopunizione. Se ancora non riesce a capire, bisogna verificare se per caso non si è fermata alla critica o alla sofferenza degli altri.


La settima chiave consisterà nello stabilire se c’è un legame tra ciò che vive o prova la persona e la manifestazione del suo inconscio. Un persona con un’ulcera corneale, essendosi sottoposta a vari trattamenti senza risultato, mi ha chiesto di riceverla per un consulto. Abbiamo considerato tutte le situazioni difficili che viveva per trovare delle soluzioni. Alla fine del nostro incontro mi ha detto: “Non vedo una via d’uscita…” Le feci allora prendere coscienza di ciò che aveva appena detto in rapporto al suo problema agli occhi. Dopo i suoi occhi guarirono.


L’ottava chiave consiste nello scoprire se la persona che ha chiesto il nostro consulto si trova in una fase attiva o di remissione della malattia. La fase attiva dura fino a quando dura il conflitto. Allorché non è più sconvolta, non ha più paura ed ha trovato la soluzione ai suoi problemi, ci sono delle buone possibilità che la sua malattia si trovi in una fase di recupero che la porterà alla guarigione.


La nona chiave consiste nell’aiutare la persona a trovare la soluzione ai suoi problemi ed aiutarla a trasformare il sentimento o l’emozione in causa.


Se in seguito ci sarà un miglioramento o la sparizione del disturbo, vuol dire che la causa è stata riconosciuta e risolta. In caso contrario, è possibile che ci siano altri elementi responsabili che non sono stati identificati. "



Tratto dal sito www.metamedicina.com
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Dott. A. Paliotti

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