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La Metamedicina di Claudia Rainville (I parte)

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La Metamedicina di Claudia Rainville (I parte)

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Gio 18 Set 2008, 13:54

Ecco un'altra spiegazione alternativa sulla genesi delle malattie.
La spiegazione delle origini della metamedicina dalle parole della sua ideatrice, Claudia Rainville.


"Sono nata prematura con il cordone ombelicale avvolto intorno al collo ed ho impiegato più di tre settimane ad aprire gli occhi, al punto che mia madre credeva che fossi cieca. Devo precisare che la gravidanza di mia madre si è svolta in condizioni pietose. Sposata con un uomo alcolizzato e violento che la picchiava, ogni gravidanza rappresentava per lei un incubo. Quando ha annunciato al marito di essere nuovamente incinta, lui ha esclamato: “Quando questo vitello nascerà, lo ucciderò in un angolo della casa”. Mia madre era così infelice che avrebbe voluto farla finita gettandosi nel fiume, ma il suo senso di responsabilità glielo ha impedito. Più si avvicinava il giorno della mia nascita, più aumentava la violenza di mio padre. Una notte divenne così furioso che mia madre dovette fuggire ed andare a rifugiarsi presso i suoi genitori. E’ là che io sono nata, carica già di un pesante passato fetale.


All’età di sei anni, sono stata mandata in collegio ad iniziare il mio primo anno di scuola. Quell’anno fu contraddistinto da raffreddori, polmoniti ed un intervento chirurgico per l’asportazione delle adenoidi. Ho passato più della metà di quel primo anno scolastico in infermeria, al punto che ho dovuto ripeterlo.


La storia di questo malessere, o meglio di questo male di vivere ha continuato a manifestarsi con altri disturbi : foruncoli, orzaioli, tonsilliti, laringiti, psoriasi, eczemi, dimagrimento, distorsioni, ipotensione, anemia, ipoglicemia, allergie, mal di schiena, calcolosi biliare, cancro del collo (dell’utero)….e mi fermo qui.


Quello che non posso tuttavia tacere, è la sofferenza silenziosa che mi abitava e che si traduceva in profonde depressioni delle quali nessuno intorno a me sospettava, ma in cui io mi sprofondavo di anno in anno. Mi sentivo così turbata interiormente che temevo di essere matta.

Collezionavo sia le tessere sanitarie che i flaconi di farmaci che mi prescrivevano. Credevo nella medicina tradizionale, e verso di essa ho orientato i miei studi e la mia specializzazione. Ma, più mi affidavo a questa medicina per i miei disturbi psicosomatici, più mi impantanavo nella malattia e nella sofferenza.


I miei tentativi di suicidio furono le mie estreme richieste di aiuto. Finché, nel corso di una mia morte clinica è avvenuta la mia rinascita. Non è stata la lavanda gastrica, né i farmaci che mi hanno restituito l’energia o il desiderio di vivere, ma piuttosto la voce dolce ed accogliente di una giovane infermiera che, vedendomi inerte, connessa ad un respiratore, con una grande compassione pronunciò queste parole: “Oh! Mio Dio! Povera gattina!”.


E’ stato dopo questi avvenimenti che ho iniziato un percorso, non per liberarmi del male di vivere (ne ignoravo l’esistenza), ma per capire la causa delle mie depressioni.


Facendo vari collegamenti tra i disturbi e le malattie che mi avevano colpito procedevo a tastoni (almeno all’inizio). Un giorno mi capitò tra le mani un piccolo opuscolo intitolato “Guarire il proprio corpo”di Louise Hay nel quale veniva proposto un approccio metafisico.


La mia formazione professionale, sviluppatasi sull’impronta cartesiana, mi teneva ancorata su posizioni di difesa riguardo alla possibilità che si potessero provocare una o più malattie a partire dalle proprie credenze o dai propri atteggiamenti mentali.


Ciò che vinse le mie resistenze e che mi condusse ad approfondire questo approccio, fu un mal di schiena che, da due anni, curavo con trattamenti fisioterapici. Mi era stata diagnosticata, con una radiografia della colonna vertebrale, una malformazione a livello della 5° vertebra lombare che, secondo i medici, era all’origine del mio dolore. Si era ipotizzato un intervento chirurgico, ma io non mi sentivo ancora pronta ad accettare questa soluzione.


E grazie a quel piccolo opuscolo di Louise Hay, azzardai un raffronto tra la schiena e l’apparato di sostegno. Che cosa stavo prendendo sulla mia schiena? Mi caricavo dei problemi di tutte le persone intorno a me, cioè mia madre, le mie sorelle, gli amici. Perché? Per molte ragioni, fra le quali il desiderio di smentire l’idea di essere stata cattiva. Occupandomi degli altri, mi convincevo di essere buona. C’era anche un gran bisogno di essere amata e di avere una ragione per vivere (quest’ultima tuttavia la scoprirò soltanto molti anni dopo)


Da quel momento ho deciso di lasciare che gli altri si occupassero dei loro problemi. Fino ad allora ero io a trovare le soluzioni ai loro problemi, divenendo spesso io stessa la loro soluzione. D’ora in poi, mi sarei accontentata di aiutarli ad aiutarsi, e solo se me lo avessero chiesto. Nei giorni seguenti, constatata la scomparsa del mio mal di schiena, ho interrotto gli esercizi e i trattamenti fisioterapici. Io, che avevo bisogno di provare per credere, ero stata in tal modo servita. Ho cominciato così ad affrontare le mie malattie mediante questo approccio e, più procedevo nelle mie scoperte, maggiormente riacquistavo la salute; nello stesso tempo, però, cominciavo a perdere interesse per il mio lavoro di microbiologia e mi ripetevo: “ Ma cosa ci sto a fare io, qui? Sarebbe molto più importante eliminare le cause, piuttosto che continuare ad eliminare solamente gli effetti ».


Tuttavia non era facile abbandonare ciò che rappresentava la mia sicurezza finanziaria. In questa nuova dimensione, non mi si prospettava alcuna forma di remunerazione. Avevo paura dell’ignoto. Fu in quel momento che cominciai ad avvertire dei dolori al nervo sciatico: un dolore mi trafiggeva il muscolo della coscia. Soffrivo anche di costipazione e meteorismo intestinale e, come tocco finale, di una infezione gengivale e mal di denti. Ce n’era abbastanza: dovevo prendere una decisione, affrontando le mie paure, la più inquietante delle quali era quella di sbagliare e di non poter più ritornare indietro.


Fu in quel momento che incontrai il dottor Herbert Beierle che teneva un seminario su “Il controllo della propria vita” . Gli parlai della mia indecisione e lui mi disse: “ Nella vita, non si fanno mai errori, ma solo delle esperienze. Che cosa sei venuta a fare in questo mondo se non a fare delle esperienze per la tua evoluzione?”


Era proprio quello che avevo bisogno di sentirmi dire. Presi così la decisione di lasciare il mio lavoro. La mia famiglia e i colleghi di lavoro tentarono in tutti i modi di dissuadermi, ma la mia decisione era presa: mi dimisi dal mio impiego ospedaliero e tutti i miei disturbi scomparvero. La partita non era ancora vinta, poiché ero solo all’inizio delle mie scoperte.


Mi unii ad un centro di crescita per approfondire i miei studi di metafisica e continuai a fare delle connessioni. Tuttavia molte domande rimanevano senza risposta e molti disturbi che avevo non si trovavano nel piccolo depliant di Louise Hay. Ho dovuto scoprire la causa a mie spese.

Poi, conobbi il medium Alex Tanous che teneva seminari di crescita personale. Mi ha fatto capire il legame che unisce il nostro presente al passato ed ho potuto così scoprire, grazie a lui, che la maggior parte delle difficoltà nelle quali ci imbattiamo da adulti si verificano in risonanza a delle situazioni emozionali, non risolte, del nostro passato.


Il centro di crescita personale, che ho frequentato per molti anni, mi aveva insegnato molte cose . La direttrice mi aveva condotto il più lontano che aveva potuto; era ormai tempo che continuassi le mie ricerche con i miei propri mezzi. Posi l’accento sulla terapia individuale e di gruppo e utilizzando, all’inizio, le conoscenze acquisite, approfondii il metodo con un questionario che mi potesse aiutare a scoprire la causa del problema per il quale venivo consultata.


Per esempio: Antonia, venuta da me per una consultazione, era affetta da leucemia acuta ed i medici le avevano predetto tre mesi di vita. Ignoravo completamente che cosa potesse causare una leucemia acuta, tuttavia dai miei studi di patologia sapevo che si trattava di una proliferazione di globuli bianchi immaturi. Di solito i globuli bianchi hanno un ruolo di difesa, pertanto indirizzai il mio questionario in questo senso: Antonia aveva avuto la sensazione di dover combattere? Ne aveva abbastanza di lottare per non sentirsi perdente? Era esattamente questo. Liberando questo sentimento di sconforto, cercando delle soluzioni che lei non aveva considerato ma che si rivelarono molto favorevoli, guarì dalla leucemia e recuperò la sua salute.


A volte mi domandavo che cosa la malattia imponeva ad una persona. Se per esempio si verificava una sospensione dal lavoro, una immobilità o una perdita, non era forse quello che lei inconsciamente voleva? Per esempio, l’immobilità: quella persona aveva forse bisogno di un periodo di riposo che non si autorizzava a concedersi? Quelli che si privano dei piaceri della vita, non cercano forse di autopunirsi? Su queste considerazioni continuai le mie studi.


Quando mi chiedevo con quale nome potessi identificare questo approccio, non mi veniva in mente alcunché di preciso, ma ciò non aveva importanza. Per me contavano solo i risultati. Diversamente la pensava, però, la mia segretaria che era infastidita dal fatto di non poter rispondere a questa domanda. Un giorno feci una apparizione televisiva per un’emittente comunitaria che si chiamava appunto Metamedicina e che si prefiggeva di dimostrare l’importanza di andare al di là dei mezzi proposti dalla medicina: era esattamente quello che facevo io. Da allora ho potuto dare un nome al metodo che avevo sviluppato.


Ma è stato solo sei anni più tardi, dopo essere stata consultata da più di tremila persone e dopo essermi autoguarita, che mi sono decisa a scrivere. Pensavo: “ Se io ho potuto liberarmi da quella sofferenza che mi opprimeva da così tanto tempo, tutti lo possono fare ». Avevo così tante scoperte da condividere ma, allo stesso tempo, temevo di esserne incapace. E, malgrado la mia inesperienza nel settore, affrontai questa paura tuffandomi nel mondo della scrittura, lasciando che il mio cuore e i miei ricordi si raccontassero attraverso la mia penna.


I risultati hanno superato le mie speranze. In pochissimo tempo il mio primo libro “Participer à l’Univers sain de corps et d’esprit “è diventato un best-seller. Negli anni seguenti ho ricevuto una panoplia di lettere provenienti da diversi paesi. Attraverso questa corrispondenza, che conteneva i commenti più disparati, dai più elogiativi ai meno lusinghieri, le persone mi raccontavano come, con l’aiuto di questo libro, avevano potuto liberarsi di un disturbo o di una malattia che nessun farmaco era stato capace di risolvere. Altri mi chiedevano un consiglio e dei chiarimenti ulteriori, altri ancora volevano conoscere la causa di disturbi o malattie che non erano stati menzionati nel libro. Attraverso questa corrispondenza, ma anche grazie ai seminari e alle conferenze che continuavo a tenere, ho potuto approfondire sempre più le mie conoscenze in Metamedicina. Nello stesso tempo, però, capivo che quello che per me era così semplice, per gli altri poteva apparire complesso. Mi resi conto che pochissime persone sapevano utilizzare questo formidabile strumento di risveglio della coscienza e di autoguarigione. Per questo, nel 1995 riscrissi il libro, titolandolo Métamédecine, la guérison à votre portée , affinché fosse chiaro il ruolo al quale era destinato.


Nel 2002 ho fatto una nuova revisione, completandolo di tutte le nuove scoperte che avevo fatto in proposito. Nel 2003 ho pubblicato Métamédecine les outils thérapeutiques"



Tratto da: www.metamedicina.com
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Dott. A. Paliotti

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