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"Tramonti" un racconto sulla terza età

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"Tramonti" un racconto sulla terza età

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Dom 24 Ago 2008, 19:57

Tramonti


Si guardò allo specchio compiaciuto. Aveva scelto di indossare lo spezzato sportivo che il sarto gli aveva consegnato il mese precedente. Gli era costato un occhio della fronte e tre settimane di discussioni con Maria, ma ne valeva la pena.
L'idea di indossare il vestito buono gli era balenata appena sveglio. La tosse della moglie lo aveva di colpo sottratto ad un sonno profondo e, davanti ai suoi occhi, erano comparsi, in rapida successione, gli avvenimenti della sua giornata. Tutto sempre uguale, come accadeva da mesi.
Ma quel giorno avrebbe fatto qualcosa di diverso. Da tempo ci pensava e infine aveva telefonato a Pasquale.
Pasquale... aveva esordito timidamente sono io, Franco!
Franco, che piacere! Come va? lo aveva investito la voce viva di Pasquale.
Bene, bene... e più sicuro che si dice da quelle parti?
Che si può dire. Siamo sempre qua. A sgobbare come schiavi. Piuttosto, tu che ci racconti. Tu che, beato te, sei un uomo libero!
Sì, finalmente ho ripreso la mia vita! Se sapessi... quante cose da fare! Avevo pensato... stamattina... dato che mi trovavo a passare dalle vostre parti... di ehm di venirvi a salutare. Che ne dici?
Ma scherzi! Sai che gioia! Vieni, ci prendiamo un caffè!
Come posò la cornetta Franco si sentì rinvigorito da una nuova energia. Non avrebbe mai creduto che Pasquale potesse accoglierlo con tale affettuosità. Al diavolo la monotonia di tutti i giorni! La spesa, il bucato, le file dal dottore e i discorsi con Peppino! Che cosa avesse in comune con Peppino il barbiere, proprio non riusciva a capire! E poi c'erano i problemi di Maria. Per quanto facesse non poteva in alcun modo alleviare il suo dolore. Era stanco, stanco proprio di tutto.
Ma quel giorno avrebbe ritrovato il suo mondo.
Con il vestito buono, rasato e profumato si sentiva un altro. Anche lo specchio gli rifletteva una immagine diversa. Un'insolita luce era apparsa nei suoi occhi e avvertiva una sensazione di leggerezza che non provava da tempo. Si vedeva finanche più giovane.

Franco! Allora che hai deciso? Vai? la voce roca della moglie, proveniente dalla camera da letto, lo distoglie dai suoi pensieri.
Sì, sono quasi pronto! urla per farsi sentire dal corridoio
Quali scarpe ti sei messo? inizia il noto ritornello
Quelle marroni.
E se piove? le premure di Maria rasentano l'asfissia.
Non preoccuparti non pioverà.
Hai preso il fazzoletto? continua imperterrita.
Sì. le risponde spazientito. E poi più dolce:
Come ti senti? Sei sicura che posso andare?
Certo! Non mi serve niente! Cosa ci fai qui! E poi se muoio meglio così! Vorrà dire che mi troverai morta! Non ti preoccupare per me! Fa' le tue cose! il tono acido. Come sempre.

Ogni volta che Franco usciva per più di un quarto dora, Maria iniziava la solita tiritera e lui avvertiva un immediato vuoto nello stomaco.
Un vuoto che da qualche tempo era diventato una voragine.
E la spesa? La fai quando torni? cerca, disperata, una scusa valida per trattenerlo.
Non cè nulla da comprare! Abbiamo ancora il pane di ieri e la carne nel frigorifero! Le urla infastidito.
Si sente un ladro, un bugiardo, in colpa per lasciarla sola. Ma oramai era deciso. E poi lo stavano aspettando!
La porta si richiude alle sue spalle e mentre scende le scale tenta di allontanare dalla mente i problemi di tutti i giorni. Ripensa ai suoi amici e ritrova con piacere la strada nota, che per anni aveva percorso pure ad occhi chiusi.
La sua attenzione è attratta da alcuni cambiamenti. Cinque anni sono tanti e la strada non è più quella di un tempo. Vecchie insegne hanno ceduto il posto a magazzini dalle vetrine scintillanti, un'edicola ha spostato la sua sede al marciapiede di fronte e si accorge, all'ultimo momento, di un senso unico che prima non c'era.
Il mondo va avanti pensa a casa mia il tempo si è fermato.
Con una stretta al petto di commozione attraversa la soglia di quel gran portone che lo aveva visto correre e affannarsi per i suoi eterni ritardi.
Dottore! Che piacere! Un usciere sorridente gli viene incontro Ma siete ringiovanito! Ah! La libertà! Anche io, sapete, non vedo l'ora! Qua siamo tutti stanchi! Non ce la facciamo più!
A stento gli risponde. Un groppo alla gola gli impedisce di parlare.
In ascensore, dove uno specchio impietoso gli restituisce una sua immagine che quasi non riconosce, deve stringersi e farsi posto tra facce nuove. Si conoscono tutti e sa che lo guardano con sospetto. La sua testa bianca spicca in mezzo alle altre e si accorge, con fastidio, di avere gli occhi lucidi. Di colpo non è più tanto sicuro.
Con passo indeciso entra in quell'universo che non è più il suo.
Facce ignote gli aprono la porta con aria interrogativa.
Pasquale... cercavo Pasquale. balbetta.
Ah sì. e gli indicano la stanza a lui nota.
Nell'aria un certo trambusto.
Pasquale, seduto dietro a quella che era stata la sua scrivania, quasi nascosto da una montagna di carte, parla concitatamente al telefono. Lo accoglie sorridendo.
Franco, che piacere! Siediti. Chiamiamo il bar. con la mano sulla cornetta e la testa protesa in direzione della porta: ragazzi venite! C'è Franco! e a lui scusa un attimo, mi libero subito, e sto da te!
Dall'altro lato della stanza, l'altra scrivania, che un tempo era stata del povero Umberto, ospita un altro viso sconosciuto che, non solo non ha risposto al suo saluto, ma sembra che lo guardi con una certa ironia. Aveva sentito il commesso chiamarlo "dottore". Gli sembra un ragazzino, sarà per quel maglione a strisce. Improponibile, nell'ambiente, fino a pochi anni prima.
Camillo e Federico sono i primi ad entrare seguiti a turno da quei pochi rimasti che conservano ancora memoria della sua esistenza.
Si susseguono rapidamente i:
Come stai bene! e Ma sei ringiovanito! e soprattutto i Beato te!
Grande affetto, grandi sorrisi, due minuti e spariscono.
Franco si guarda intorno. Sulla scrivania, in quella cornice di radica di noce, dove un tempo c'erano le foto di Maria e dei ragazzi, oggi sorride la moglie di Pasquale. Avevano provato in varie occasioni, ma non erano mai riusciti a farle diventare amiche.
Il "dottorino" si alza e va allo schedario. Franco ripensa a tutte le volte che ci aveva messo le mani. Tenta di sbirciare se avevano modificato l'ordine che gli aveva dato.
Pasquale sorride, lo guarda con simpatia, gli strizza l'occhio, ma continua imperterrito la sua telefonata.
Povero Pasquale. E' invecchiato. Non può fare a meno di pensare Franco notando i segni del tempo sul viso dell'amico.
Poi si alza. Fa un giro per la stanza. Si sente a disagio.
Nelle foto attaccate alla parete ora non ce n'è più nessuna delle sue. Il giovane dottore va avanti e indietro. Sbatte una porta. Qualcuno entra.
Presto! Presto! Il direttore chiama tutti in riunione!
Tutto quel movimento gli fa girare la testa.
Pasquale termina la telefonata e si alza sempre sorridendo.
Scusami Franco, ma sai, quando il direttore chiama... Vedo di fare in fretta. Qui c'è il giornale. Glielo dico che sei qui. Vedrai, magari viene a salutarti.
E sparisce con il giovane. Tutti corrono, tutti parlano troppo. Una porta si chiude. Poi più nulla. Silenzio.
Resta solo. Si siede. Prende il giornale, ma si accorge che, nella fretta, aveva dimenticato gli occhiali. Si alza, va al balcone e resta incantato per non sa quanti minuti a guardare degli operai che lavorano per strada. Ripensa a tutte le volte che si è affacciato a quella finestra con mille stati d'animo differenti.
Ritorna a sedersi. Aspetta. Si guarda intorno. Estraneo in quella stanza che non è più la sua e in quel mondo che non gli appartiene.
Ma d'improvviso pensa a Maria.
L'ha lasciata sola da troppo tempo! Potrebbe aver bisogno di qualcosa. Se le viene la tosse come fa senza di lui?
Il telefono sulla sua ex scrivania squilla con insistenza.
Hanno cambiato la soneria  pensa.
Si alza, prende il cappello e dolcemente chiude la porta dietro di sé.
Nel corridoio li sente parlare a voce alta. Già sa che tra breve inizieranno a litigare. Si allontana rapidamente da quella che gli sembra una pantomima, un affannarsi senza senso.

Com'è andata?
Benissimo! Maria ci dovevi stare. Sapessi che accoglienza. Che rispetto. Tu sai che io poi, in fondo, non ci volevo neanche andare, ma quanto mi vogliono bene!
Davvero Franco? gli occhi di Maria sono commossi.
Se sapessi... quando sono entrato non sentivo nulla, nessun rumore, poi ho aperto la porta della mia stanza e... sai che ho trovato?
Che cosa hai trovato Franco?
Tutti! Maria, c'erano tutti! Mi hanno fatto una sorpresa, capisci! L'usciere li aveva avvisati che stavo salendo e, come sono entrato, li ho trovati lì! Mi hanno battuto le mani e gridavano il mio nome! C'era finanche il direttore! Maria, avevano comprato i pasticcini e lo spumante!
Che bello Franco! E tu che hai detto! esclama contenta mentre cerca di sollevarsi sui cuscini.
Sono uno scemo Maria, che vuoi farci. Non ho saputo nascondere una lacrima! Mi sono commosso!
Sei bravo Franco, sei un uomo buono, tutti ti vogliono bene! lacrime di gioia solcano il viso già segnato di Maria.
Ora sai che faccio? Franco riprende Ora vado a comprare un altro poco di pane, sai com'è ci ho ripensato, e magari anche un poco di mozzarella per stasera. E poi passo un attimo a salutare Peppino. Ieri abbiamo lasciato una partita in sospeso. Se non mi vede, che pensa?

Tina Paliotti


Ultima modifica di Tina il Dom 24 Ago 2008, 20:10, modificato 2 volte
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