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La vita come un'opera d'arte

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La vita come un'opera d'arte

Messaggio Da Admin il Gio 25 Feb 2010, 14:07


"Non tutti sono chiamati ad essere artisti nel senso specifico del termine. Secondo l'espressione della Genesi, tuttavia, ad ogni uomo è affidato il compito di essere artefice della propria vita: in un certo senso, egli deve farne un'opera d'arte, un capolavoro".
"Lettera agli artisti" di Giovanni Paolo II


Ecco la lettera di un grande uomo indirizzata agli artisti e non solo.

Ma che vuol dire: fare della propria vita un'opera d'arte? Cosa vuol dire: farne un capolavoro?
Vuol dire riscoprire il senso più profondo di ogni giorno. Prestare attenzione ai propri comportamenti, migliorando di continuo se stessi, nello stesso tempo in cui si contribuisce al benessere di coloro che vi sono intorno.

Teoricamente non ci vuole molto: intelligenza, consapevolezza, tanto amore, pazienza e tanto coraggio.
Ma soprattutto, per scoprire il senso dei propri giorni, occorre necessariamente partire dal riconoscere il senso di se stessi.

Ognuno di noi può essere chiamato a grandi cose, ma il problema è che le grandi cose non si ottengono facilmente ma occorre tanta pazienza, lucidità e tanto impegno.
E l'impegno nasce innanzi tutto dal riconoscere, costruire e valorizzare se stessi.

Purtroppo viviamo in un'epoca di estrema insicurezza. I bambini, i giovani, oggi, sono riempiti di giochi, videogiochi, motorini, eccetera e per lo più sono accontentati in ogni loro desiderio. Ma i loro desideri sono semplici, riguardano il possesso di oggetti e magari le ore di libertà. Non sono consapevoli di cosa manca effettivamente loro, conoscono solo la noia, l'insoddisfazione, anche perchè quanto può durare la felicità di una maglietta, di un motorino nuovo?

Ma la felicità è data da altro. La felicità si costruisce, giorno dopo giorno, dalla soddisfazione che deriva dai propri comportamenti e dalla consapevolezza del proprio valore e della realizzazione delle proprie potenzialità.

Ma purtroppo nessuno insegna ai giovani come si fa. Perché magari neanche gli adulti lo sanno e si lasciano vivere come a forza di inerzia, senza pensare alle conseguenze dei propri comportamenti, delle proprie azioni.
Ma esiste un percorso diverso, solo apparentemente più complicato, perchè spesso non si sa da che parte iniziare, ma basta solo un poco di attenzione, di fiducia in sé, ed ecco che si apre una strada che, una volta intrapresa, determina un vivere sereno e denso di significati.
E solo in questo modo si costruisce la felicità.

L'insicurezza dominante oggi ha contribuito a creare un mondo di sopraffazione, malaffare e di violenza.
A volte in una stessa famiglia si assistono ad episodi incresciosi che nascono proprio dalla scarsa consapevolezza che si ha del proprio valore e dell'affetto dei propri cari.
Non ci meravigliamo quindi se interi governi non riescono a trovare una intesa!

Una scarsa stima di sé induce alla continua ricerca di conferme esterne e ad assumere atteggiamenti pilotati da un proprio bisogno e non dalla risposta oggettiva a una situazione.
E così si perde tempo, la vita passa e ci si trova vecchi e... che cosa si ha concluso?
Inseguendo un bisogno inappagato in un'epoca lontana e una propria solitaria, effimera, affermazione, si ripetono ad oltranza comportamenti errati che generano malessere in sé e nel proprio raggio di azione. Da una famiglia a uno Stato intero.

E invece basta partire da sé, da una maggiore consapevolezza del proprio valore e dei propri talenti e metterli in pratica di continuo, e in ogni momento si vedrà che la vita si apre a sempre nuove possibiità e conquiste. Con attenzione verso di sé, verso chi è vicino, fino ad allargare la propria attenzione ad un contesto più ampio.

Se solo ognuno facesse questo lavoro per se stesso, contribuirebbe in maniera determinante al proprio benessere, a quello dei propri familiari, e di tutto il contesto in cui è inserito.
E allora forse vivremmo in un mondo migliore.

Ecco che vuol dire fare della propria vita un'opera d'arte. fare in modo che i giorni non siano tutti uguali, ma perseguire un cammino di crescita, di conoscenza, ma soprattutto dare senso e valore ad ogni attimo della propria esistenza.

E Giovanni Paolo II continua:

"La società, in effetti, ha bisogno di artisti, come ha bisogno di scienziati, di tecnici, di lavoratori, di professionisti, di testimoni della fede, di maestri, di padri e di madri, che garantiscano la crescita della persona e lo sviluppo della comunità attraverso quell'altissima forma di arte che è « l'arte educativa ». Nel vasto panorama culturale di ogni nazione, gli artisti hanno il loro specifico posto. Proprio mentre obbediscono al loro estro, nella realizzazione di opere veramente valide e belle, essi non solo arricchiscono il patrimonio culturale di ciascuna nazione e dell'intera umanità, ma rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene comune.

La differente vocazione di ogni artista, mentre determina l'ambito del suo servizio, indica i compiti che deve assumersi, il duro lavoro a cui deve sottostare, la responsabilità che deve affrontare. Un artista consapevole di tutto ciò sa anche di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, ed ancor meno dal calcolo di un possibile profitto personale. C'è dunque un'etica, anzi una « spiritualità » del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo. Proprio a questo sembra voler alludere Cyprian Norwid quando afferma: « La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere »."


L'intero testo della lettera agli artisti di Giovanni Paolo II
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/documents/hf_jp-ii_let_23041999_artists_it.html
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