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Malesseri giovanili: dal principio del piacere alla disperazione.

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Malesseri giovanili: dal principio del piacere alla disperazione.

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Lun 22 Feb 2010, 13:31


Sempre più giovani oggi hanno sintomi ansiosi, a volte fobici, ma soprattutto avvertono un intenso sentimento di vuoto, di insoddisfazione.
Tale situazione riguarda anche quei ragazzi che sono seguiti con particolare attenzione dai genitori e non solo coloro che, da sempre, vengono considerati come una fascia a rischio, e che appartengono a categorie socio-economiche più svantaggiate.

Tali problematiche vanno al di là dei pressoché normali stati di malesseri del periodo adolescenziale (quando si vive il conflitto tra le opposte tendenze, tra le spinte evolutive si separazione e indipendenza e il bisogno di sicurezze e di appartenza) ma sono alimentate da una serie di fattori imputabili per lo più al modo in cui si è andato strutturando il vivere familiare e sociale.

Spesso mi accade di vedere delle giovani donne, o giovani uomini, alla soglia dei trentanni, o anche oltre, ancora a carico economico dei genitori, che magari ancora sostano in zona universitaria, e imputano la causa della loro ancora lontana realizzazione a motivazioni esterne la loro volontà. E sono gli stessi che un bel giorno si ritrovano con una fobia, un problema ansioso, che ne ostacola e ne allontana ancor di più la realizzazione.
Sono uomini e donne che spesso vengono trattati e accuditi a casa ancora come quindicenni.

Oppure ragazzi a cui, per un qualsiasi motivo, è venuto meno, in epoca infantile o adolescenziale, il sostegno affettivo e di riferimento genitoriale, e si ritrovano per lunghi anni a sostare in quella situazione di dipendenza adolescenziale, come se ancora fossero in attesa di ottenere quel che ritengono sia mancato loro.
Con il risultato di continuare a pretendere dal genitore la risoluzione, affettiva, economica, lavorativa dei propri problemi.

I casi sono tanti ma spesso riconducono a un solo denominatore.
I malesseri dei giovani, che purtroppo spesso inducono all'uso di sostanze stupefacenti (la peggiore soluzione di affrontare il dolore, che anzi viene alimentato e trasformato in psicopatologia) o all'abuso di psicofarmaci.

E si rischia di restare bloccati nel proprio percorso.

Ma cosa determina tali malesseri?

(continua)
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Re: Malesseri giovanili: dal principio del piacere alla disperazione.

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Lun 22 Feb 2010, 13:36


Negli ultimi decenni si è assistito a un modo nuovo di essere e fare famiglia.
Non voglio entrare nel merito, se peggiore o migliore, perché ogni periodo storico reca in sé i propri malesseri emotivi, ma analizzarli di volta in volta significa anche ricercarne i rimedi.

La possibilità di nuovi posti di lavoro, che ha portato le madri fuori casa, spesso purtroppo durante tutto il giorno, e un aumento delle possibilità economiche della famiglia, ha creato nei genitori una comune modalità di comportamento. Per compensare il dispiacere e il senso di colpa, dato dalla consapevolezza della loro mancanza, hanno voluto che i propri figli non avessero altre privazioni, accontentando quindi ogni loro desiderio.

Un genitore, qualche tempo fa, mi diceva, a proposito dei malesseri di un figlio adolescente:
Gli ho comprato finanche il motorino... l'ha avuto subito... mica ha aspettato degli anni, come aspettai io a mio tempo....

Ecco l'esempio di come un genitore crede di fare la felicità del figlio.
Ma le persone, i tempi, le situazioni sono differenti!

Se i genitori di un tempo che avevano vissuto la guerra e quindi gli stenti della fame hanno creduto successivamente di fare la felicità dei propri figli rimpinzandoli di cibo e stando attenti a che avessero le scarpe nuove, si sono ritrovati con dei figli obesi a cui sono seguiti figli anoressici.

Agli eccessi vi è sempre una reazione contraria, e ciò quindi per dire che non sempre il genitore è consapevole della reale esigenza del figlio. Ma, poverino, non è colpa sua. Il genitore, come spesso accade alla maggior parte delle persone, misura i bisogni degli altri e quindi del figlio, sulla base dei propri bisogni

Ai ragazzi che oggi presentano grossi i malesseri, è stato magari esaudito ogni desiderio, anche a stento di grossi sacrifici da parte dei genitori. Ma la felicità non si costruisce attraverso il possesso delle “cose”.

Qualsiasi ragazzo sa che, per quanto fosse stato accontentato nelle proprie richieste, la sua gioia è stata sempre fino ad un certo punto, sa che dentro di sé vi è sempre un ambito che resta in una zona d'ombra dove non riesce bene a comprendere di cosa ha bisogno.

Il problema è che un ragazzo, accontentato di tutto, non riesce a misurarsi con le difficoltà dell'ambiente per sviluppare le abilità necessarie ad ottenere quel che vuole, le piccole frustrazioni, i giusti "no" aiutano a crescere e a formare il carattere.

Si rischia altrimenti di non fornire al giovane quegli strumenti giusti che, con il tempo, contribuiranno a costruire la propria stima di sé, per sentirsi come "a posto" con se stesso.

Un ragazzo accontentato di tutto lo sarà comunque fino ad un certo punto. man mano che cresce i genitori non potranno più soddisfare le sue richieste, che diverranno sempre più grandi e, non essendo abituato a un rifiuto, sprofonderà nella disperazione perché non riuscirà a tollerare l'impatto frustrante con un ambiente che purtroppo oggi non regala nulla.

L'inevitabile passo successivo sarà quello di scagliarsi contro gli stessi genitori che lo hanno sempre troppo accontentato continuando a ripetere come in una litania: voglio questo e quello... oppure: mi manca la tal cosa o ancora peggio: non siete stati in grado di... o anche si addosserà delle colpe infinite.

E diventa una vera lotta al massacro, con i genitori, certo, ma quel che è grave soprattutto con se stesso.

(continua)
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Trovare il colpevole. Una lotta al massacro

Messaggio Da Dott. A. Paliotti il Lun 22 Feb 2010, 16:12


La strategia di trovare un colpevole è tipica dei nostri giorni.
Quando si comprende però che non vi sono colpevoli ma solo situazioni particolari determinate da più circostanze che si sono intrecciate tra di loro e che vanno affrontate con il giusto impegno da parte di tutti, allora si inizia per davvero a crescere e a risolvere le problematiche interiori.

Ed è valido per gli adolescenti di ogni età.

Una carenza affettiva, la mancanza di una figura costante di riferimento che possa essere di contenimento delle proprie ansie genera senz'altro un malessere interiore.
Ma scagliarsi contro un genitore non conduce a nulla.
Il genitore a sua volta avrà avuto le proprie motivazioni che ne giustificano l'assenza.
Ci potrebbe allora sempre essere, in una visione limitata, la causa della causa, e così via all'infinito senza risolvere nulla.

Sempre più il vivere sociale ha presupposto che entrambi i genitori lavorassero. Entrambi si sono sobbarcati enormi sacrifici, corse, stress, sveglia presto al mattino per uscire con qualsiasi tempo, e nessun figlio creda che sia facile per un genitore affidare il proprio bambino alle cure di altri. Anche se si tratta di nonni e affini.

Ma a volte le situazioni non possono andare altrimenti.
Mi diceva un ragazzo tempo fa:
Se la colpa non è di mia madre, non è di mio padre, non è della nonna, di chi è allora? Non è possibile che non sia di nessuno!

Questo ragazzo è l'espressione del suo tempo. Occorre sempre trovare il colpevole di qualcosa. Per lui era impensabile che non vi fosse un colpevole!
E invece è proprio vero, non vi è "un" colpevole. Ma qualsiasi evento, viene determinata dall'interazione tra più persone, in un dato contesto, in date circostanze.

Ma purtroppo la convinzione del giovane che vi sia un colpevole sul quale scaricare tutte le proprie ansie, sia esso una persona o una situazione, non fa altro che alimentarne il malessere in quanto ne definisce e stabilizza un ruolo passivo.
Il ruolo della vittima.
Il ragazzo che si sente vittima di una situazione, continua a vivere i propri giorni in una condizione di inevitabilità, come a dire... così è andata e non c'è nulla da fare.

Tali atteggiamenti non fanno altro che alimentare il malessere del giovane. E un malessere alimentato diviene sempre più profondo. Da una insoddisfazione si passa a uno stato d'ansia, che a lungo andare può dare origine a fobie e ancora ad chiusura sempre maggiore in sé, che a lungo andare ne definisce uno stato depressivo.

Sono proprio i presupposti di base quindi che vanno modificati.
Convinzioni errate possono, a lungo andare, alimentando il malessere, indurre a dei veri stati patologici dove il giovane resta chiuso ignaro delle proprie risorse e delle possibilità che la vita di continuo offre.
Con il risultato di vedere sempre più allontanare la propria realizzazione.

(continua)
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Re: Malesseri giovanili: dal principio del piacere alla disperazione.

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